Francesco parla al Creato ed ecco il mondo gli parla

 

Francesco parla al Creato ed ecco il mondo gli parla

“Il poeta è il vero medico della vita parlata. Ma, perché la poesia possieda tutta la sua efficacia benefica, perché la poesia sia psichicamente salvatrice, bisogna che segua la dinamica precisa delle immagini naturali.” La poesia della materia, Gaston Bachelard

Una straordinaria ricchezza di immagini benefiche da fare nostre, intime e al tempo stesso cosmiche, ci viene dalle immagini della natura, purché seguiamo le immagini naturali del (mistero del) mondo con partecipazione e ammirandole. Se guardiamo con gli occhi dei santi e dei poeti, la natura che ci circonda, la bellezza del creato, proveremo la loro stessa meraviglia. Ma dobbiamo anche aprirci ad una lettura creativa e a saper vedere la bellezza della creazione; gioirne fa bene alla salute, giova non solo al corpo ma anche all’anima: gli occhi brillano e la vita fiorisce.

La reazione alla bellezza del creato è la gioia e la poesia. Le immagini poetiche ed in particolare le lodi nascono dal voler far brillare la bellezza del creato. La bellezza del creato tocca le parole e le immagini con cui i poeti e i santi creano, a loro volta, qualcosa di bello e di buono.

La bellezza delle immagini poetiche che ci fa bene è la bellezza che è riflesso della bontà, è la bontà che si riflette nella bellezza del creato, della natura. Questa bellezza cantata dai poeti e dai santi ci mette in contatto con l’anima, ci fa meravigliare della bellezza e della bontà che è in noi come creature. Per questo, il creato con la sua bellezza, la bellezza del creato fa bene per curare l’anima. Questa bellezza è un rifugio in cui riposare e stupirci delle meraviglie di noi creature, in fratellanza e comunione con lo spettacolo del creato che è sotto i nostri occhi.

Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari,
dei fiumi, delle stelle;
e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi.

Sant’Agostino

Ci sono immagini insistenti, profonde, universali, misteriose che hanno radici profonde nello psichismo umano e che appartengono nello stesso tempo al mondo e alla natura umana.

Entriamo allora nel mondo con stupore e ammirazione. Ammira subito, capirai dopo: “Dalla natura (…) non dovremmo conoscere altro, se non gli esseri viventi coi quali abbiamo contatto diretto. Con gli alberi che fioriscono intorno a noi, che verdeggiano, che danno frutti, con ogni siepe lungo la quale passeggiamo, con ogni filo d’erba che calpestiamo, abbiamo un rapporto reale, li sentiamo come nostri veri compatrioti. Fin dalla giovinezza gli uccelli che saltellano sui rami dei nostri alberi, che cantano tra le loro foglie, ci appartengono, ci parlano in una lingua che noi comprendiamo”. Le affinità elettive, Wolfgang Goethe.

Seguiamo queste immagini privilegiate. Goethe ci invita alla fratellanza con le creature viventi e a rivivere l’origine del linguaggio, la giovinezza sempre attiva del linguaggio, l’origine dell’entusiasmo linguistico.

Lo spettacolo esterno della natura aiuta a dispiegare una grandezza intima.

“In certi stati d’animo, quasi soprannaturali, la profondità della vita si rivela interamente nello spettacolo che ci si trova sotto gli occhi, per quanto esso possa essere ordinario, ne diviene il simbolo” Journaux intimes, Baudelaire.

I poeti vedono ovunque nella natura esseri viventi, il mondo vegetale, il mondo animale e noi umani, tutto è Creazione, tutto ci parla, tutto si offre alla creazione poetica.

Perciò le immagini della natura sono tra le immagini che ci sono sotto gli occhi e che, al tempo stesso, sono simboliche e cosmiche e ci fanno ritrovare la cosmicità che è in noi. Sono le immagini della natura che si impadroniscono dell’uomo in meditazione cosmica: lo spazio si estende senza limite, viene superata la contraddizione del piccolo e del grande, sentiamo la consonanza dell’immensità del mondo e della profondità dell’essere intimo, trasformiamo l’immensità del mondo in una intensità del nostro essere intimo. Siamo presi dai due movimenti tendenti a concentrare e a dilatare, lo spazio intimo e lo spazio esterno si rilanciano nella loro crescita. Non appena ci immobilizziamo, in solitudine, sogniamo in un mondo immenso, viviamo un’immensità intima. L’immensità naturale è in noi.

Nelle tante passeggiate
di sera o alla luce della luna, o reclini
a mezzodì nel bosco sul letto dei licheni,
alla natura, ai suoi impulsi
del nostro essere abbiamo fatto libero dono e quando
l’estasi s’è dileguata, spesso, mercé
le impressioni che aveva lasciato,
ci siamo guardati dentro, imparando, forse
qualcosa di ciò che siamo.

William Wordsworth

Immaginiamo l’immensità profonda della foresta, un’immensità interiore, sacra. Viviamo la pace della foresta. Diventiamo abitanti delle foreste che siamo noi stessi. Eccoci al riparo, separati dalle morali e dalla città.

Sdraiato sull’erba guardando il cielo, quale migliore postazione e condizione dello spirito per lasciarsi andare al sognare ad occhi aperti!

“Gettato sull’erba vergine, in faccia alle strane costellazioni io mi andavo abbandonando tutto ai misteriosi giuochi dei loro arabeschi, cullato deliziosamente dai rumori attutiti del bivacco.

I miei pensieri fluttuavano: si susseguivano i miei ricordi: che deliziosamente sembravano sommergersi per riapparire a tratti lucidamente trasumanati in distanza, come per un’eco profonda e misteriosa, dentro l’infinita maestà della natura”. Pampa, Dino Campana

Da dove vengono i pensieri? Sono nostri ricordi fluttuanti? Il nostro sognare è forse questa “eco profonda e misteriosa, dentro l’infinita maestà della natura”!

“La luce delle stelle ora impassibili era più misteriosa sulla terra infinitamente deserta: una più vasta patria il destino ci aveva dato: un più dolce calor naturale era nel mistero della terra selvaggia e buona” Pampa, Dino Campana.

Cogliamo in noi questa eco della natura, immaginiamo in noi le costellazioni che amiamo. Immaginiamo, insieme alla nostra solitudine, la solitudine delle costellazioni, delle acque, nella notte, e la solitudine della notte nell’universo senza fine.

Davanti allo spettacolo della natura, i poeti e i santi esaltano tale dimensione dinamica di intimità cosmica, non come realtà osservata, ma come un libro meraviglioso e al tempo stesso misterioso: il “Libro della natura”, la cui lettura richiede un’intima comunione con l’universo, un profondo sentimento della natura e della creazione: “L’intima, ardente, sacra vita della natura mi si palesava; allora accoglievo tutto questo nel mio cuore commosso, mi sentivo come divinizzato in quella traboccante pienezza e le meravigliose figure dell’universo si muovevano al mio fianco destando ovunque la vita” I dolori del giovane Werther, Goethe

Si tratta di una lettura, di una partecipazione e di una conoscenza speciali, che richiedono la capacità di mettersi in ascolto, di accogliere con uno sguardo di stupore e meraviglia. E più si progredisce oltre il guardare e nella conoscenza, più emerge il mistero. Di qui, lo speciale simbolismo della natura.

Come quando a guardare è il fanciullino: “Tu sei il fanciullo eterno, che vede tutto con maraviglia, tutto come per la prima volta. (…) Tu sei antichissimo, o fanciullo! E vecchissimo è il mondo che tu vedi nuovamente! E primitivo il ritmo (non questo o quello, ma il ritmo in generale) col quale tu, in certo modo, lo culli o lo danzi!” Il fanciullino, Giovanni Pascoli.

Quando si ha lo stupore poetico del fanciullino, basta vedere drizzarsi e fiorire un ramoscello per sentire il bosco intero, per cogliere nel piccolo tutte le meraviglie della natura.

Con fresco stupore negli occhi guardo
nel vaso dinanzi a me sul tavolo
un ramoscello drizzarsi
come se fosse quello il posto assegnatogli,
come se potesse metterci le radici
e lì verdeggiare per sempre.
Allegro mostra le sue foglie,
come un ornamento conserva ancora
gli involucri rossi e marroni.
E fuori della finestra freme
in mille forme il rigoglìo
al quale è stato sottratto.
Sii lieto, bel ramoscello,
tu per me sei oggi il bosco intero,
mio soltanto,
ti guardo fisso e stupisco,
grato alla mano amorevole
che per me ti colse.
Giacchè nulla là fuori può esserci
di più leggiadro,
al tuo quieto splendore
mi si aprono sensi e cuore.
La finestra è magnifica
ma bello è pure il tenue verde;
Dio insegni a tutti noi la speranza!

Il ramoscello verde, Rudolf Alexander Schöder

Proviamo a guardare con lo stesso stupore un ramoscello verde sulla nostra scrivania. Facciamoci condurre da questo ramoscello al mistero della creazione, alla bellezza del bosco, al mistero di tutto ciò che verdeggia e fiorisce. Ammirare il ramoscello verde ci apre il cuore. Per suo tramite, ci mettiamo in relazione con la natura intera e con noi stessi, risvegliamo la speranza che è nascosta nel nostro cuore.

La contemplazione della natura può avvenire davanti al ramoscello come davanti all’universo, davanti a quelle immagini primarie che, prima di essere conosciute e sperimentate, vengono ammirate, con una meraviglia di primaria semplicità, con un’immaginazione naturale.

Per i poeti e i santi non ci sono nature morte, ma soltanto creazioni continue: tutto è creato e continua ad essere creato, tutto è animato, nulla è inerte.

“Nell’imitazione della Natura nessuno istrumento d’arte è più vivo, agile, acuto, vario, multiforme, plastico, obbediente, sensibile, fedele del verso. Più compatto del marmo, più malleabile della cera, più sottile d’un fluido, più fragrante d’un fiore, più tagliente di una spada, più flessibile d’un virgulto, più carezzevole d’un murmure, più terribile d’un tuono, il verso è e può tutto.” Il piacere, Gabriele D’Annunzio.

Il Libro della natura è il Libro della creazione poetica.

Ispiriamoci, quindi, alla natura: “Solo la natura è infinitamente ricca, solo essa può formare il grande artista (…) Un uomo che si forma su di essa non produrrà mai niente che sia di cattivo gusto o mal fatto” I dolori del giovane Werther, Wolfgang Goethe.

Ammiriamo nel Libro della natura e nelle creature tutte le bellezze e le virtù di cui le ha dotate il Signore, derivate e comunicate dalla infinita bellezza soprannaturale dell’Incarnazione del Figlio suo. Partecipiamo all’ innalzamento dell’Incarnazione del suo Figlio e della gloria della sua resurrezione secondo la carne.

E, guardandole,
con la sola sua figura
vestite le lasciò di bellezza.

Cantico spirituale, san Juan de la Cruz

Nel commento alla strofa, lo sguardo di Dio verso le creature avviene attraverso l’immagine del Figlio suo, e comunicando loro molte grazie e doni naturali, facendole complete e perfette. Con la sola immagine del Figlio suo le rivestì di bellezza, comunicando loro l’essere soprannaturale. “Questo avvenne quando si fece uomo, innalzando quindi l’uomo alla bellezza di Dio e, di conseguenza, innalzando in Lui tutte le creature (…) quando sarò innalzato da terra, attirerò a me tutte le coseGv 12,32.”

Come non pensare alle lodi del grande ed umile san Francesco d’Assisi, lui oltre a vedere Dio nel creato, lo vede nella creazione che genera amore, vita, energia. Sente il movimento d’amore che crea e dal quale lui stesso è stato creato e fondato. Francesco vede creazioni continue. Di fronte a questa energia partoriente, il suo è un vedere ammirando, così da sostituire, davanti al creato, la percezione con l’ammirazione. Si deve ammirare per ricevere i valori di ciò che percepiamo!

Francesco ci insegna lo “sguardo cosmico”, l’infanzia dello sguardo, l’infanzia cosmica, archetipica, metafisica. L’universale amicizia con le creature lo riporta allo stato d’innocenza. Francesco ha esperienza nel creato di una volontà di bellezza e di amore, che è una volontà di farsi contemplare, alla quale lui stesso partecipa come creatura, e a questo dono risponde con le lodi.

Questo vedere grande e vedere bello e buono, questa gioia di vedere la bellezza e la bontà della creazione porta Francesco a credere che tra lui e il creato ci sia uno scambio di sguardi, come nel duplice sguardo dell’amato e dell’amata. “Ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori” Laudato si’, Enciclica sulla cura della casa comune, Papa Francesco.

E’ un simbolismo cosmico che non è riservato alla percezione visiva: l’essere diventato cieco non gli impedirà di cogliere la bellezza e la materialità delle cose. Francesco ama l’universo tutto, anche nella sua fisicità, il che significa attribuire a questo amore quel senso materiale, quel senso oggettivo, oltre che spirituale, che supera le distanze del vedere ed è proprio della fisicità e dell’infinità di amore per una madre. L’amore di Francesco è un amore filiale verso il Creatore che vive della prospettiva materna.

In questo senso, il simbolismo di Francesco è “realistico”. Nello stesso Cantico di frate Sole, le stelle, il vento, le nuvole, il cielo, il fuoco, i fiori, l’erba, lo stesso altissimo simbolismo del sole, immagine di Dio, sono contemplati ed amati, anche nel loro essere sensibile, nella loro bellezza materiale.

Francesco è al di là della rappresentazione, abita le immagini cosmiche e le offre, nella poesia e nella vita, con tutto se stesso, abita un mondo sognato in continua creazione, espansione e sicurezza, dove si parte sempre, si abita sempre altrove, e in un altrove naturale sempre accogliente.

L’adesione totale di Francesco al creato lo porta ad una respirazione cosmica. Il mondo respira in Francesco, Francesco partecipa alla buona respirazione del mondo. Respira come la terra respira, e bisogna dire che la terra respira come Francesco.

Questa adesione al creato è di tutto l’essere, è uno scambio d’essere. Il sommo di questa aderenza totale al creato, della fusione dell’essere che respira e del mondo respirato la troviamo nel Cantico di frate Sole, quando canta che “l’aria del mondo fa parlare gli elementi della natura”. Se partecipiamo a questa espansione del respiro, acquisiamo la massima confidenza nel creato, respiriamo bene.

L’approccio al creato che possiamo apprendere da Francesco non riguarda l’utilità delle creature per l’uomo, il suo è l’approccio al simbolismo della natura: si deve cercare il messaggio, il mistero e le verità delle creature, e non la loro utilità per l’uomo. Le creature per l’uomo sono appunto simboli. In questo modo, gli elementi e le sostanze della natura, a partire dalle stesse esaltazione e sonorità dei nomi, sono chiamati alla vita, alla spiritualità, sono concepiti come segretamente animati, e le lodi hanno un’azione magica, fanno partecipare all’anima del mondo, danno alle sostanze vita e giovinezza, forze e desideri umani, e anima divina.

Così, nel Cantico di frate Sole, il sole, la luna, le stelle, l’aria, il fuoco, l’acqua, la terra sono ammirati, prima di essere visti nelle loro funzioni. Sono prima di tutto creature che “de te, Altissimo, portano significazione”. Così il vento e l’aere, prima di essere lodati, perché danno sostentamento alle creature, sono portatori di ben altri valori.

Laudato sie mi signore per frate vento
Et per aere et nubilo et sereno et onne tempo
Per lo quale alle tue creature dai sustentamento

Il vento del Cantico è forza vitale, è sostanza cosmica in movimento, libera di soffiare dove vuole, può portare “nubilo et sereno et onne tempo”: per Francesco non esiste il cattivo tempo. Con l’accostamento dell’aere, tutto acquista in leggerezza sostanziale e in leggerezza dell’essere, come gli uccelli che Francesco esortava a lodare il Signore, perché li aveva fatti leggeri e capaci di spaziare nell’aria limpida e pura.

Come abbiamo più volte sostenuto, la leggerezza è un valore primario.

Milan Kundera si chiede: ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza è meravigliosa? Che cos’è positivo, la pesantezza o la leggerezza?

“Al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa sì che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato” L’insostenibile leggerezza dell’essere.

Non mancava certo a san Francesco d’Assisi la coscienza del fardello che portiamo. La leggerezza che Il Cantico respira è la leggerezza dinamica dell’atmosfera, come soffio che dà la vita e “sustentamento” alle creature. Francesco contempla e vive la sostanza cosmica in movimento, il fenomeno degli elementi e delle forze cosmiche che il Signore dona a sostentamento delle creature. Così il fuoco deve la sua bellezza all’essere fenomeno “robustoso et forte”, che sale verso l’alto e dà luce e illumina la notte dell’uomo.

Nella immaginazione cosmica francescana, nulla è inerte, tutto ha un’energia e vive una vita segreta, dunque tutto parla ed è in divenire sinceramente. Perciò Francesco parla al mondo ed ecco che il mondo gli parla. Francesco ascolta e ripete la creazione continua. La sua è una voce del creato. Parla del creato in parole prime, in immagini prime, che appartengono al linguaggio del creato. Il suo è un vocabolario di parole e immagini cosmiche delle creature che tessono forti legami tra l’uomo e il creato. Di qui la fratellanza cosmica, con la quale aderiamo al mondo, ci radichiamo nel creato.

Con le immagini cosmiche troviamo il riposo dell’anima, ritroviamo in noi immagini principe, come il fuoco primordiale, di antica origine, o l’acqua dormiente e l’acqua vigorosa, l’aria, i venti e il volo; sono immagini della natura che ci riguardano e che risvegliano con grande naturalezza la nostra immaginazione e felicità cosmiche.

Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse
fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi

Settembre, Attilio Bertolucci

Che leggerezza e che pace riceviamo da queste immagini!

Ma forse il simbolismo naturale francescano ha radici più profonde, la poesia che emana Francesco, la sua meravigliosa legenda sono così fuse nella sua vita, nella sua azione, che in lui poesia e verità si confondono, tutto diventa simbolico e al tempo stesso realistico. Così la parola di Francesco abita e respira la lingua della madre terra, una vocalità femminile e tenera, il francese della madre vivente. Per cui, anche per partecipare alle immagini donate da Francesco, ci è difficile separare l’immaginazione e la vita.

Ben diverso è il canto di Modugno.

Cantiamo questo rotondo e vigoroso “meraviglioso”, fatto di mare, sole, vita, amore; ci dà forza e volontà di vivere:

Meraviglioso, ma come non ti accorgi
di quanto il mondo sia meraviglioso,
meraviglioso perfino il tuo dolore
potrà guarire poi meraviglioso
ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto
ti hanno inventato il mare
tu dici non ho niente
ti sembra niente il sole
la vita, l’amore

Meraviglioso il bene di una donna
che ama solo te meraviglioso
la luce di un mattino
l’abbraccio di un amico
il viso di un bambino meraviglioso
meraviglioso
meraviglioso
meraviglioso

Seguiamo il procedere dagli echi di un’emozione meravigliosa, all’intorpidimento prima del risveglio, fino a sentire con delizia la nascita dell’uomo nuovo e libero, cantato da Dino Campana.

“Ora assopito io seguivo degli echi di un’emozione meravigliosa, echi di vibrazioni sempre più lontane: fin che pure cogli echi l’emozione meravigliosa si spense.
E allora fu che nel mio intorpidimento finale io sentii con delizia l’uomo nuovo nascere: l’uomo nascere riconciliato colla natura ineffabilmente dolce e terribile: deliziosamente e orgogliosamente succhi vitali nascere alle profondità dell’essere: fluire dalle profondità della terra: il cielo come la terra in alto, misterioso, puro, deserto dall’ombra, infinito.
Mi ero alzato.
Sotto le stelle impassibili, sulla terra infinitamente deserta e misteriosa, dalla sua tenda l’uomo libero tendeva le braccia al cielo infinito non deturpato dall’ombra di Nessun Dio”. Pampa, Dino Campana

Alziamoci nell’infinito mistero del cielo e della terra, finalmente desertificati! Quanta fiducia ci dà quest’immagine della nascita dell’uomo nuovo libero con le braccia al cielo infinito!

Partecipiamo a questa rinascita e riconciliamento con la natura, dalle profondità dell’essere umano e della terra.